sabato 3 dicembre 2016

Come cambia la Costituzione: sintesi finale

Alla fine non sono riuscito ad analizzare tutti gli articoli e me ne scuso con i miei tre lettori, però posso lo stesso tracciare una sintesi sui motivi che mi porteranno a votare No.
I motivi essenziali sono due.

  • La fine del suffragio universale per l'elezione del Senato. 
Ritengo che sia la questione più importante e a me basta anche solo questa per rigettare l'impianto della riforma. Mi spiego. Abrogare l'articolo 58, cioè quello che stabilisce le norme per l'elezione dei senatori, costituisce un pericoloso precedente: la nostra Costituzione, se venisse approvata la riforma, avrebbe esplicitamente escluso l'elezione diretta di un ramo del Parlamento da parte dei cittadini. Non so, e preferirei non trovarmi nelle condizioni di doverlo sapere, se questo precedente possa agire in caso di valutazione di norme elettorali, ma io qualche dubbio che possa agire nel senso di permettere leggi elettorali tipo Porcellum o Italicum, ce l'ho, e anche solo per questo non me la sento di approvare questa riforma: non è questione di derive autoritarie, ma di cosa si pensi della democrazia. Io penso che la democrazia vada ampliata e non ristretta come la riforma farebbe in questo caso.

  • L'accentramento di parte dei poteri delle Regioni nelle mani dello Stato. 
In parte è legato al punto precedente e favorisce il disegno complessivo della riforma  che vorrebbe produrre una verticalizzazione del potere a scapito di una maggior condivisione. È l'articolo 117 quello che regolerebbe i nuovi rapporti tra Stato e Regioni e io non apprezzo particolarmente che i territori vengano espropriati della possibilità di  decidere sulle 

u) disposizioni generali e comuni sul governo del territorio; sistema nazionale e coordinamento della protezione civile; 
v) produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell'energia; 
z) infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale.

Cosa che in pratica vuol dire che qualsiasi "grande opera" lo Stato decidesse di mettere in cantiere, potrebbe essere realizzata senza che le amministrazioni locali possano dire nulla. Inoltre lo stesso articolo ha un altro comma che dice:

Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale.

Il che amplia all'infinito la possibilità dello Stato di sovrapporsi alle decisioni locali: basterebbe una leggina che dice che la tal cosa è di preminente interesse dello Stato e il gioco sarebbe fatto.
Insomma mi sembra molto chiaro, anche solo da questi due elementi, che il disegno complessivo è un robusto rafforzamento dell’esecutivo a scapito degli elementi di controllo e di decentramento del potere. Non sono d'accordo: la crisi della democrazia si cura con più democrazia, non con la sua diminuzione.


3 commenti:

  1. Grazie Ivan: hai comunque fatto un buon lavoro che, almeno a me, è servito.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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